Arte e fascismo, Santagata e Majoli fra cartoni ed esecuzioni nella Casa del Mutilato di Ravenna

18 Luglio 2024, pubblicato da

Pubblichiamo l’articolo apparso su Ravenna Notizie: “La casa del Mutilato di piazza Kennedy” di Gianni Morelli (3a parte).

“Come abbiamo visto la settimana scorsa, Giovanni Majoli e Anton Giuseppe Santagata sono stati scelti per le decorazioni della Casa del Mutilato. Il 29 marzo Santagata invia i bozzetti per ciascuna delle due pareti ed espone il suo progetto decorativo. Il tono è risoluto, quanto esplicita è l’attesa di una commissione: “Caro Coliola alla metà di febbraio ti ho scritto una lettera alla quale non hai risposto. Ora ti spedisco due bozze. Il bozzetto dei tre pannelli comprende la guerra del 1915-18, dell’Africa e della Spagna. Nel bozzetto della parete di fondo ho fatto Giulio Cesare che traversa il Rubicone e lontano Ravenna come ci è stata tramandata e come in parte la conosciamo perché di quella dei tempi di Cesare non conosco documenti. Nell’altro la Marcia del Duce a cavallo e una visione dei monumenti di Roma che hanno qualche aderenza col movimento Fascista: Torre delle Milizie, Arco di Costantino, Cupola di San Pietro, ecc. Qualora nessuno di questi bozzetti fosse di tuo gradimento ti pregherei di ritornarmeli. Cordialmente Tuo Santagata”.

Parla ora Giovanni Majoli. Venezia, 12 settembre 1941 XIX: “Egregio Colonnello Giovanni Coliola, Sono tornato a Ravenna lunedì scorso con le foto dei cartoni, ma non avendovi trovato ho consegnato la busta a mio fratello. Oggi ricevo la vostra richiesta dei bozzetti per dar corso all’esecuzione. Questa richiesta mi ha molto meravigliato perché parlate di iniziare l’esecuzione escludendo ogni mio interventi in questa faccenda. Se non erro i lavori sono stati ideati da me e nessuno può interpretare quello che io ho in testa se non sente da me i miei desideri, con la sola scorta dei bozzetti e dei cartoni non c’è barba d’uomo che possa interpretare il lavoro di un altro. Sarò pure io quel tale che dovrà scegliere i materiali, i colori, e dare le direttive per l’esecuzione. Ricordatevi che il lavoro è mio e non permetterò mai che venga eseguito con interpretazione diversa da quella che io gli voglio dare, sia come tecnica sia come collocamento. Mi auguro pertanto che nessuno dei tre pannelli abbia avuto inizio. In attesa di un vostro chiarimento in proposito gradite i miei cordiali saluti”.

Anni fa ho chiesto all’amico Severo Bignami una riflessione sulle opere che decorano il salone e ancora oggi la sua pagina ne restituisce il fascino “dissonante” e tuttavia equilibrato ed irresistibile:“Nel grande salone del primo piano vennero collocati due pannelli musivi sovrapposti, tratti da cartoni del pittore Anton Giuseppe Santagata, attivo soprattutto a Roma. Il pannello superiore raffigura Giulio Cesare a cavallo che varca il Rubicone. Il condottiero precede le sue truppe e, sullo sfondo, si intravvede una città murata e turrita con le inconfondibili caratteristiche di Ravenna, i suoi monumenti, il porto; i tratti del volto del cavaliere sono decisamente quelli di Mussolini, lo stile è quello monumentale del Novecento. Il pannello inferiore, ora perduto, rappresentava Roma con il Duce alla testa degli squadristi marcianti tra labari e gagliardetti; questo pannello venne prima danneggiato dai partigiani, poi smontato e probabilmente demolito per far posto ad una porta di accesso al salone, trasformato in sala da ballo del Club Iride”.

Questi due pannelli, di buona qualità formale e compositiva, al di là del contenuto, furono eseguiti mirabilmente da due giovani artisti, Ines Morigi e Antonio Rocchi. Il solo volto di Cesare, trasmigrato in Mussolini, venne realizzato direttamente dal direttore dei lavori, Renato Signorini.

L’autore dei cartoni non seguì direttamente il divenire dell’opera al contrario dell’ideatore degli altri tre pannelli, il pittore Giovanni Majoli, docente di Decorazione Pittorica all’Accademia di Belle Arti di Venezia, che andò addirittura a scegliere, con Renato Signorini, i ciottoli del greto del fiume Piave: da quei ciottoli furono poi ricavate le tessere per i mosaici.

I pannelli del Majoli furono approntati da un’altra équipe di mosaicisti: Werter Focaccia, Libera Musiani e Renato Signorini il quale, già richiamato in guerra, poté usufruire di turni di servizio favorevoli che gli consentirono di dirigere l’esecuzione.

Questi riquadri, che illustrano la Grande Guerra, la guerra d’Africa e la guerra di Spagna appena conclusa, furono eseguiti in loco, mentre era ancora in atto la costruzione del palazzo, sotto la direzione artistica del Signorini che già da alcuni anni era docente di Mosaico alla locale Accademia.

Ancora Bignami: “In questi pannelli è evidente il legame stilistico con i movimenti d’avanguardia, in particolare con il Futurismo e il Postcubismo. La tecnica è di tipo divisionista e gli autori assemblano sapientemente i colori stendendo superfici vibranti e luminose pur utilizzando quasi esclusivamente sassi, con l’aggiunta di pochissime tessere di smalto. Essi ottengono così quell’equilibrio tra contenuto e forma, tra realismo ed astrazione, tra mestiere ed arte, tra monumentale e narrativo, regola fondamentale per l’esecuzione dell’opera musiva”.

(pubblicato su: https://www.ravennanotizie.it/rubriche/ravenna-fermo-immagine/2024/07/11/ravenna-fermo-immagine-24-arte-e-fascismo-santagata-e-majoli-fra-cartoni-ed-esecuzioni-nella-casa-del-mutilato-di-ravenna/)